Ascolta il mio suono

Sono nato a Palermo nel 1959, in una casa che sapeva di soffritto e di jazz. Il mio rapporto con il cibo comincia prima ancora della memoria: viscerale, urgente, destinato a non abbandonarmi mai. Ho imparato a leggere la musica e a leggere una pentola quasi nello stesso periodo, convinto che entrambe fossero lingue dello stesso alfabeto: quello dell'improvvisazione, del tempo giusto, del silenzio che dà senso alle note e al fuoco basso che trasforma la materia. Da ragazzino mi allenavo a mangiare prima che il pranzo fosse pronto, rubavo ricette dalle riviste, giravo i mercati di Palermo con mio padre imparando d'istinto che fare la spesa è un atto d'amore e di conoscenza.

Per anni ho suonato il trombone in big band, in studio, in trasmissioni RAI finché la tecnologia non ha reso obsoleto il mio lavoro, come succede ai solisti che il mondo smette di ascoltare prima che smettano di suonare. Ma io non ho smesso. Ho solo cambiato strumento.

In cucina ho continuato a fare quello che sapevo fare: improvvisare con rigore, trovare equilibrio nel contrasto, aspettare che le cose diventino quello che devono diventare. Ho vissuto, suonato e cucinato a Palermo, Roma, Milano portando sempre con me i sapori di partenza, così come l'accento della mia città.

Nel 2025, una ricetta nata anni prima in un pomeriggio solitario, da un frigorifero quasi vuoto in una casa tra la campagna e il mare, ha vinto il premio de La Cucina Italiana tra le migliori ricette italiane dell'anno. Da lì ho cominciato a scrivere di cibo e di ciò che muove nell'intimo delle persone. Perché alcune cose, prima di diventare complete, hanno bisogno anche di una parola.

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