Cultura Digitale

La mia cultura digitale

Cultura Digitale

La Cultura Digitale ha cambiato la mia vita. Per circa 15 anni ho svolto l’attività di musicista professionista con diverse formazioni musicali. Sul web, c’è ancora qualche traccia della mia carriera artistica.

Ma poi… negli anni ’90 venne la prima crisi. A parte quella economica, la crisi vera e propria a livello personale: mi ero formato prevalentemente come orchestrale, oltre che come solista nel settore del jazz e della musica leggera. Lo sviluppo tecnologico che si creò in quel periodo portò sul mercato i primi campionatori (registratori digitali di suoni) ed i sequencer (dispositivi hardware o software che permettono di controllare i campionatori).

In pratica un compositore, imparando ad usare questi mezzi, cominciò a poter fare a meno degli esecutori, ed essere più competitivo sul mercato. Per compositore non intendo solamente i musicisti accademici, ma chiunque abbia fantasia musicale sufficiente ad ideare un brano.

I suoni divennero sintetici, gli esecutori furono sempre meno indispensabili nei turni di registrazione e nelle trasmissioni televisive.

Questo avvenimento in poco tempo fece diventare obsoleto e fuori mercato il 90% del tipo di lavoro per cui mi ero preparato.
Le grandi orchestre sparirono o quasi dai programmi televisivi, gli studi di registrazione diventarono sempre più basati sull’elettronica e cambiò radicalmente TUTTO nel giro di pochi anni.
Secondo una naturale sequenza di causa ed effetto io avrei dovuto letteralmente odiare l’informatica, i computer e tutto ciò che aveva vanificato anni di studio e di lavoro e di soddisfazioni artistiche ed economiche.

Invece la storia andò diversamente. Proprio su finire di quel periodo della mia vita, durante la preparazione di materiale promozionale per la mia orchestra, a Roma conobbi due grafici computerizzati. Mi sedevo lì nel loro studio davanti a quegli enormi schermi da 21″ dei loro Macintosh, sopra i quali i caratteri tipografici si trasformavano in linee che poi venivano spezzate e ritrasformate e ancora colorate, una cosa che mi lasciò a bocca aperta per la meraviglia.

Poi per caso, mio fratello un giorno mi telefonò per dirmi: “guarda che la Apple fa una promozione natalizia, offre il Mac Classic a… tot lire”. La mia risposta fu: “E cosa devo farci?“. E lui: “Non so, ci puoi fare di tutto, intanto te lo porti a casa e poi vedi”. Così feci.

Il mio primo istinto non fu di capire come avrei potuto farci musica, ma fu quello di disegnare (passione che mi porto appresso da quando sono bambino). A prescindere dal mondo che mi si dischiudeva davanti, la cosa importante fu la comprensione istintiva dell’evoluzione che stava avvenendo nella vita quotidiana degli esseri umani. Proprio quello che intendeva Steve Jobs. L’entrata della cultura digitale nella vita di tutti noi. Per farla breve, dopo un paio di anni di full  immersion mi ritrovai a lavorare come grafico pubblicitario, e a giocare con i caratteri come avevo visto fare a quei due ragazzi.

Altro evento importante fu l’acquisto di un libro: “Essere Digitali” di Nicholas Negroponte. Quel libro mi lasciò fulminato come San Paolo sulla via di Damasco. Il suo discorso inizia col definire il bit, che è la parte più piccola dell’informazione digitale, così come l’atomo lo è per la materia. Tramite i bit si può descrivere il mondo materiale in molte delle sue componenti, basti pensare ai cd audio che sono la rappresentazione dei suoni in forma di ‘0‘ e ‘1‘, dei quali viene descritta l’onda audio, o i libri che possono essere codificati usando un opportuno schema di rappresentazione dei caratteri alfanumerici.

Negroponte diceva chiaramente come la mia generazione si sarebbe spaccata in due tronconi principali: quelli che avrebbero seguito l’onda del cambiamento, e quelli che l’avrebbero rifiutata. Io ce ne aggiungo un altro: quelli che l’avrebbero subìto. Ho visto persone subire l’installazione dei PC sulle loro scrivanie, l’uso comune delle suite office (videoscrittura, fogli elettronici, etc…).

Secondo me la gestione del cambiamento è il punto focale dell’esistenza. Tutto cambia in continuazione e sempre più rapidamente e non possiamo fare altro che cambiare anche noi stessi, pena l’estinzione. Cambiano i modelli di vita, cambiano le posizioni gerarchiche delle nazioni dal punto di vista politico ed economico, e potrei continuare con un elenco infinito di cambiamenti.
La lezione che ho imparato è questa: che oltre che gestire il cambiamento, la cosa più importante è NON SUBIRLO, anzi se è possibile la cosa migliore è CAVALCARLO se non addirittura ANTICIPARLO.

Sta di fatto che oggi la gestione del cambiamento è un imperativo per tutti. Diciamo che io ho un buon allenamento in questo campo, visto che ho rifiutato in origine il “posto sicuro” (quando ancora ce n’erano in abbondanza) e ho (quasi) sempre seguito le mie passioni.

Durante la lettura del libro di Negroponte non solo il futuro mi si srotolò davanti, ma compresi anche come esso fosse minuziosamente concepito e realizzato giornalmente nei laboratori del Medialab del MIT di Boston, di cui Negroponte era direttore. Mi resi conto anche di come questo futuro tecnologico fosse finanziato dalle più importanti industrie di elettronica del pianeta, e quindi avrebbe avuto parecchie probabilità di essere realizzato concretamente.

Quel futuro che oggi ad esempio, mi rende possibile scrivere sdraiato a letto queste righe sul mio tablet, salvandole sul mio cloud space (Dropbox), per poi rivederle sul PC dopo aver fatto colazione. Infine le pubblicherò sul mio blog tramite WordPress, per poi promuoverle sui social media. E tutto questo questo dalla mia casa al mare, lontano 35 km dalla città, collegato ad Internet tramite antenna perché la Telecom non porta qui l’ADSL (la Telecom non partecipa a fondo all’evoluzione tecnologica degli individui e dell’Italia, ma questo è un altro discorso…).

È il futuro che sapevo sarebbe arrivato ed al quale ho sempre voluto partecipare con entusiasmo.

Sicuramente anche tu hai la tua esperienza in merito, sarei felice se volessi condividere la tua esperienza e la tua opinione, commentando su Facebook o sul blog, utilizzando gli spazi sottostanti.

Resta sintonizzato.

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"La nicchia mi sta stretta"